Oltre le quote rosa: Il lavoro al femminile di Trans-Edit finisce in prima pagina

L’Espresso elegge Trans-Edit a modello per occupazione femminile e welfare aziendale.

Prima dell’estate abbiamo portato la nostra esperienza di “azienda rosa” paladina di politiche di genere, conciliazione e CSR sul prestigioso palco del convegno dedicato all’occupazione femminile a Palazzo Lombardia. In quell’occasione  abbiamo rivolto un appello provocatorio alla classe politica e imprenditoriale italiana con dati alla mano, con progetti futuri e … con le parole di un testimonial uomo, il nostro Sales Director Massimo Maffei.

Obiettivo centrato. La risonanza che ne è derivata ci ha portato oggi a collaborare con l’Agenzia del lavoro di Trento, già provincia di eccellenza in materia di inclusione, empowerment femminile e politiche di genere. E nel mese di agosto le nostre best practice sono balzate all’onore della cronaca quando il settimanale L’Espresso ci ha selezionati come PMI esemplare nell’ambito di un’ampia inchiesta sull’occupazione femminile in Italia.

L’approfondita analisi pubblicata sul prestigioso business magazine mette in luce l’arretratezza del nostro Paese nel contesto europeo, con le donne tuttora penalizzate nell’accesso al lavoro e a ruoli tecnici o di potere, per dimostrare come il modello vincente sia piuttosto quello di segno opposto promulgato da Trans-Edit. Una piccola impresa del milanese dove sono rosa il 100% dell’assetto societario e il 90% dell’organico, dove le buone prassi di parità di genere, conciliazione famiglia-lavoro e welfare hanno azzerato il turnover di personale e dove 30 anni di crescita ininterrotta sullo sfondo della peggior congiuntura economica dal dopoguerra parlano da sé. Investire in womenomics non è solo una questione di giustizia sociale, ma un intento programmatico, volto a capitalizzare merito, valore e capacità spesso misconosciuti delle lavoratrici, ma soprattutto il talento e le grandi potenzialità inespresse dell’essere donna.

Certo, il costo di questa scelta in termini di investimenti in misure e prassi di flessibilità del lavoro, smart working e welfare aziendale non è indifferente, ma è ampiamente ripagato dal ritorno in termini di performance.

“Se lo ha fatto una piccola impresa, senza aiuti, perché non potrebbe farlo il governo?”

Questa la domanda con cui Francesca Sironi e Stefano Vergine chiudono la loro inchiesta giornalistica, auspicando che l’esempio Trans-Edit inneschi una spirale virtuosa nel mondo dell’imprenditorìa italiana e induca le istituzioni ad adottare con urgenza misure concrete e politiche innovative finalizzate a incrinare definitivamente il famigerato soffitto di cristallo.

 

 



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